Un po' più di un anno orsono, nel novembre 2009, un comitato composto dalla rete "Denknetz", da Attac e dalla Dichiarazione di Berna (DB) prese l'iniziativa di lanciare un manifesto fiscale. Firmato nel frattempo da più di 7100 persone in tutta la Svizzera, questo testo è stato sostenuto anche da parecchie organizzazioni, tra cui il partito socialista, i verdi svizzeri e diversi sindacati.
Il manifesto combina la rivendicazione di una politica estera solidale in materia fiscale con quella di una politica fiscale interna più equa sul piano sociale. Per non fare che un esempio, lo scambio automatico di informazioni, che è una rivendicazione centrale del manifesto, mira ad impedire che la Svizzera possa restare destinazione privilegiata dei flussi finanziari risultanti dall'evasione fiscale e contemporaneamente preclude ai cittadini svizzeri di trasgredire i propri obblighi fiscali.
Le 6700 firme raccolte a favore di un manifesto dal contenuto esigente deve essere interpretato come un successo e come una tappa importante verso la formazione e l'articolazione, in Svizzera, di una forza politica capace di esprimersi chiaramente in favore di una politica fiscale che si basa sui principi di solidarietà, di giustizia e di progresso sociale. Bisogna inoltre considerare il clima politico che regnava durante l'inverno 2009: allora, le rivendicazioni legittime indirizzate dalle autorità fiscali dei paesi europei e degli Stati Uniti verso la Svizzera riguardo il segreto bancario e l'evasione fiscale crearono una tempesta d'indignazione. Ben presto, ogni critica verso il segreto bancario venne percepita come un tradimento alla nazione. Coloro che non si collocarono al lato dell'UBS, accusata dagli Stati Uniti di favorire la frode fiscale, erano accusati di voler indebolire la piazza finanziaria svizzera e, di conseguenza, il nostro paese. Preso in ostaggio, il popolo doveva sdegnarsi per l'« arroganza » del ministro socialdemocratico tedesco Peter Steinbrück e non accettare gli attacchi alla sovranità nazionale del ministro delle finanze francese Eric Wörth nell'affare Falciani-HSBC. Anche parte della sinistra si fece coinvolgere in questo clima deleterio, durante il quale si stava preparando il manifesto fiscale.
Da allora, la situazione si è evoluta in modo considerevole. Gli attori della piazza finanziaria svizzera hanno dovuto prendere atto del fatto che questa volta i paesi stranieri non avrebbero allentato la pressione sulla questione della frode fiscale. Anche i media più conservatori hanno finito per qualificare come illegali le attività dell'UBS negli Stati Uniti. Presto è diventato chiaro che un sostegno ostinato al segreto bancario avrebbe causato dei gravi danni d'immagine per la piazza finanziaria. In queste circostanze, le trombe nazionaliste imboccate durante l'inverno del 2009 hanno dovuto presto essere abbandonate.
Ciò non significa tuttavia che i problemi siano stati risolti in modo soddisfacente. Il gruppo che ha lanciato il manifesto fiscale ha potuto apportare un contributo al dibattito nella primavera 2010 organizzando a Zurigo una conferenza pubblica, e in seguito, a Berna, una riunione parlamentare ben frequentata che mirava a combattere la demonizzazione dello scambio automatico d'informazioni. In ogni modo, non è ancora chiaro se questa soluzione indiscutibile e categorica al problema dell'evasione fiscale possa imporsi in Svizzera a medio termine. In effetti il 1° ottobre 2010, il Consiglio Federale ha emanato un'ordinanza d'applicazione destinata a regolamentare lo scambio di informazioni fiscali previsto dagli accordi di doppia imposizione che sono conformi agli standard dell'articolo 26 della convenzione modello dell'OCSE. Questo testo sembra essere stato elaborato unicamente per fare il minimo assoluto in quanto a « concessioni » e permettere di salvaguardare il più possibile la frode e l'evasione fiscale. Peraltro resta ancora aperta anche la questione dell'accordo previsto con la Germania e la Gran Bretagna concernente un'imposta liberatoria riscossa alla fonte dalle banche svizzere. In particolare, non è per nulla chiaro se tale accordo rappresenterebbe un ostacolo o al contrario un passo nella direzione di uno scambio automatico d'informazioni fiscali.
Oggi siamo confrontati con un problema centrale ed esplosivo in materia di politica sociale ed economica : i capitali fanno fatica a trovare sufficienti possibilità d'investimenti redditizi all'interno di quella che viene comunemente chiamata economia reale. I mercati finanziari assorbono una parte troppo grande della ricchezza sociale. Le operazioni di salvataggio delle istituzioni finanziarie degli ultimi anni hanno aumentato la liquidità dei mercati dei capitali e liberato enormi somme di denaro supplementari nei « casinò » della finanza mondiale. Questi capitali devono essere urgentemente trasferiti dai mercati finanziari - dove causano spesso nuovi danni speculativi - ai luoghi dove sarebbero più utili e necessari: in particolare devono essere indirizzati alla difesa delle opere sociali, allo sviluppo dei servizi pubblici e alla trasformazione ecologica e sociale della nostra società. È esattamente il compito di una politica fiscale solidale come quella rivendicata dal manifesto fiscale. D'altra parte, il tutto resta bloccato fintanto che le autorità svizzere non si distanzino chiaramente dalla loro strategia difensiva e di tolleranza verso la frode fiscale. Di fronte alla pressione inevitabile proveniente dall'estero, la politica che prevale attualmente è quella di concedere il minimo necessario, e di difendere a spada tratta ciò che resta del segreto bancario.
Molti Stati si sono indebitati negli ultimi due anni e tentano ora, attraverso drastici piani economici, di scaricare sulla popolazione i costi che sono stati determinati da altri. È esattamente questa particolare costellazione che ha permesso agli intermediari finanziari di fare nuovamente buoni affari: costoro hanno ottenuto che sui prestiti statali ci fossero interessi molto alti e contemporaneamente costretto l'UE a mettere la propria garanzia attraverso dei giganteschi programmi di salvataggio. I titoli del debito pubblico europeo sono così divenuti l'oggetto di speculazioni senza rischio, visto che l'UE ha messo la propria garanzia su di essi. In questa situazione, è particolarmente scioccante che la Svizzera continui a presentarsi come un paradiso fiscale per individui e imprese che si sottraggono ai loro obblighi fiscali nei paesi saccheggiati dagli intermediari finanziari.
È ancora più scandaloso che fino ad ora i paesi del sud non abbiano potuto beneficiare delle « concessioni » fatte dalla Svizzera in materia di scambio d'informazioni fiscali, e questo semplicemente per il motivo che essi non sono in grado di fare pressione sulla piazza finanziaria svizzera. Ora più che mai è dunque necessario ambire a una soluzione uniforme e universale da applicare a tutti i paesi, ossia lo scambio automatico d'informazioni.
Un fatto è certo: le rivendicazioni del nostro manifesto fiscale non hanno per niente perso d'attualità.
Il gruppo che ha lanciato il manifesto ha deciso di finire la raccolta firme alla fine di marzo del 2011, tuttavia con l'idea di mantenere anche in futuro la rete che si è sviluppata attorno a questo testo. Le organizzazioni che hanno sostenuto il manifesto resteranno a disposizione come centro di competenza su questioni fiscali e come forza motrice per lanciare ulteriori progetti che vanno nella stessa direzione, qualora la situazione lo renderà necessario o il momento sarà favorevole. Resteremo quindi vigilanti e continueremo a seguire attentamente l'evolvere della situazione.
Campagna „Svolta fiscale"
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